A volte mi chiedo cosa ci sia davvero dietro certe polemiche nate dopo una semplice partita di calcio tra ragazzi e ragazze di dodici anni. Perché un mister, un dirigente o anche un genitore sente il bisogno di lamentarsi dell’arbitraggio o di creare tensioni dopo una gara giovanile?
Lo sport dovrebbe essere una scuola di vita, un’occasione per trasmettere valori che restano ben oltre il campo: rispetto, educazione, spirito di squadra, accettazione della sconfitta. Eppure, giornate come quella di oggi mi fanno riflettere su quanto noi adulti, a volte, falliamo proprio in questo compito.
Le polemiche odierne non hanno nulla a che fare con l’arbitraggio — impeccabile, come sempre — ma con qualcosa di più profondo e preoccupante: la difficoltà di accettare una sconfitta contro una squadra femminile. Come se il calcio dovesse appartenere solo ai maschi, come se perdere contro delle ragazze fosse motivo di vergogna.
Ecco, questo mi spaventa. Perché significa che non stiamo insegnando ai nostri ragazzi il vero valore dello sport, né il rispetto per le donne, in campo e fuori.
Il calcio, come ogni sport, dovrebbe unire e insegnare a rispettare chi abbiamo di fronte, qualunque sia il suo genere. Se non impariamo questo, non ci saranno mai vere vittorie — solo sconfitte, per tutti.
W le donne, sempre.